questo non è un Backdoor Antivirus 15: With Rinus Michels By My Side

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Chiaramente la prima volta che li vidi, a metà degli anni 70, impazzii.

E non si trattava di un gruppo rock, ma dell’Olanda del “calcio totale”.

Sembravano una band glam, pettinati come gli Sweet, incontenibili in campo, basette alla Joe Cocker, correvano ovunque, come degli ossessi, barbe incolte, fidanzate in braccio, segnavano goal con mosse da Bruce Lee in giornata buona.

Non assomigliavano a nessuno e avevano look e nomi da rockstar. Davvero.

Forse Johnny Rep non lo era?

johnny_rep_1974

 

Il loro approccio al football era molto simile all’impatto che ebbero i Ramones prima su New York e poi sul mondo intero.

Johan Cruijff & The CBGB’s, tutti all’attacco, Gabba Gabba Goal

https://www.youtube.com/watch?v=5BMjM1tJ2WA

Ma io impazzi anche (lo so, capita un po’ troppo spesso) quando, nel 2015, ebbi tra le mani l’esordio degli A Minor Place, “Staying Home”. Mai visto un oggetto più bello in tutta la mia storia di discomaniaco. Mai.

a-m-place

Talmente magnifico da mettere in secondo piano la musica. Errore. Perché le canzoni degli A Minor Place (from Teramo) sono un raro bilanciamento di pop e caratura indie (nel senso che “sentono” esattamente come noi).

Una band preziosa, ancor più ora, che “riporta tutto a casa (nostra)” con una canzone esattamente su quell’Olanda.

Bellissima, eccola

https://www.youtube.com/watch?v=1Yv069q-MFQ

a-m-place-olanda

Lo so, siete già in estasi Sarah / Labrador.

Ecco l’autodefinzione degli A Minor Place.

“A Minor Place is an Italian band from Teramo that plays indie popular music. AMP is a beautiful woman and his white bearded husband. Around them a small community of musicians-friends swollen with love”.

Abbiamo chiesto direttamente al Marito Biancobarbuto di parlarci della canzone.

“L’Olanda. Le ragioni per cui ero così in fissa con quella squadra faccio fatica a ricordarle, sai? Per certi versi a quei tempi era fin troppo facile innamorarsi di loro, nulla di più banale, se ci pensi. Non era solo la squadra però…era proprio il Paese, il Nord, ad affascinarmi…tant’è che nel calderone c’entrano anche le immagini dei posti di Pippi Calzelunghe, che chissà perché immaginavo fosse ambientato in Olanda. E poi quel senso di libertà che c’era in Pippi e nella squadra. Che è poi una sensazione che – a costo di apparire nostalgico – era figlia di quei meravigliosi anni ’70. Al confronto, i giorni che stiamo vivendo sembrano il medioevo, altroché. Queste però sono considerazioni a posteriori. A pensarci bene si può ricondurre tutto al fatto che erano dei gran fighi. Quello e Pippi Calzelunghe. Ma la canzone non sarà nel disco nuovo. Che uscirà nei pressi di Natale. Un disco doppio con un lato di sole cover e un titolo da nerd del quale vado orgogliosissimo. Si chiamerà “It’ll end in Smile”, gioco di parole tra il disco dei This Mortal Coil e il disco perduto di Brian Wilson. Precisazione superflua peraltro per coloro che lo ascolteranno. Tutti, inevitabilmente nerd come e più di me. Uscirà anche questo – come gli altri - autoprodotto e pubblicato dalla nostra meravigliosa quanto fatua etichetta discografica LOST WITHOUT YOUR LOVE (numero di catalogo LWYLlp002). L’ho immaginato come un modo per raccontare quello che abbiamo fatto in questi anni, una sorta di album fotografico (fonografico?) da mostrare ai malcapitati si sono affezionati a noi. Diciamo che – data la mole – sarà probabilmente l’ultima iattura del 2020″.

Ovviamente siamo in disaccordo, anzi.

Un nuovo A Minor Place potrebbe essere una delle poche cose buone di questo anno disgraziato.

Abbiamo bisogno di un segnale forte. Di conferme e sicurezze.

Di sapere che Rinus Michel è dalla nostra parte.

a-m-place-live

A Minor Place live

 

afc-ajax-60-70-rinus-michels

Rinus

TOTAL FOOTBALL
I used to think: “with Rinus Michels by my side…
- I used to think – we’ll give the sun a knowing wink”
I used to think: “we’ll light the gloaming before we sink”
Free, unique and collective, never seen before…
Forget the “Method”, the “4-2-4”, the “WM”…;
we showed the world the beauty and our swing.
Cause we were watching the sun,watching the sun,rapture and swoon…;
you may regret we finished oh so soon…
But this tarnished 70ʼs reverb charms and beguiles even you
and it makes me proud and I love you,
when you ask me: “play me total football”
It goes like this: the fourteen leads, the fullbacks rise, the forwards come back, the keeper will weep for his pain
We were watching the sun, watching the sun, rapture and swoon…;
you may regret we finished oh so soon…
But this tarnished 70ʼs reverb charms and beguiles even you
and it makes me proud and I love you, when you ask me: “play me total football”

holland-74

comprate A Minor Place e venite a chiacchierare dell’Olanda 1974 (e 1978)

 da Backdoor

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scriveteci: backdoor.torino@libero.it

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Dead Man 14 luglio

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Martedì 14 luglio, ore 21,30, cortile del Castello del Valentino, per la rassegna Cinema al Castello/Aiace, introduco

“Dead Man” di Jim Jarmusch

locandina-dead-man

 

CINEMA AL CASTELLO

AIACE Torino avvia la sua serie di appuntamenti all’arena estiva organizzata dall’Associazione Arturo Ambrosio e dal Cinema Ambrosio all’interno del cortile del Castello del Valentino proponendo in anteprima due classici contemporanei nella versione restaurata in 4K appena messa a disposizione delle sale cinematografiche dalla società di distribuzione Movies Inspired: Dead Man di Jim Jarmush (in proiezione martedì 14 luglio, alle 21.30) e Crash di David Cronenberg (martedì 21 luglio, alle 21.30), che sarà presentato in collaborazione con il Tohorror Film Fest. Considerato uno delle migliori opere di Jarmush, western atipico e grottesco scandito dalla colonna sonora sperimentale di Neil Young, Dead Man sarà introdotto dallo scrittore e critico musicale Maurizio Blatto.


Backdoor Antivirus 48

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Backdoor Antivirus 48

Quando andavo alle scuole elementari, la maestra mi dava sempre e irrevocabilmente da leggere dei libri sulla vita dei partigiani. Edizioni per ragazzi. Non è che mi appassionassero molto, mi sembravano troppo simili alle vite dei santi, che mi piacevano ancor di meno. Passavo buona parte delle mie giornate in camera, da solo, a giocare a Subbuteo, ascoltando il doppio rosso dei Beatles. Quelle canzoni le adoravo, ma i Beatles, umanamente, non riuscivo a inquadrarli. Voglio dire, sentivo anche un sacco di disco music, ma mentre Donna Summer e Cerrone, vagamente, ce la facevo a collocarli, i Beatles mi sembravano ultraterreni.

Crescendo, ho iniziato a capire sia i Beatles che i partigiani.

I Beatles avevano scritto quelle canzoni meravigliose, ma era anche gente che si incazzava e aveva delle paure. Litigavano fra di loro, sentivano la mancanza delle madri, magari si annoiavano. Quando lo compresi, li sentii immediatamente più vicini. Presi le loro figurine e le infilai nel mondo, insieme a tutti noi. Quindi comprai anche il doppio blu e li amai con più forza.

Per i partigiani non fu troppo differente. Iniziai ad avvicinarmi alla loro età e li pensai così, gente che abbandonava i propri vinili di Siouxsie e Joy Division per andare a ghiacciarsi le vene sulle  montagne dove io passavo le vacanze, che pensava che non avrebbe mai più letto Carver o riso con John Belushi quando passava attraverso i controlli lungo le strade. Ragazze e ragazzi che mettevano in conto di morire. Li pensai mezzi ubriachi nella notte, con i fucili, che pogavano cantando, con i vestiti stracciati e l’insolenza punk, immaginai che pedalassero forte in bici per scacciare le paure. Avvicinandoli, li pensai “kids”, orgogliosi e magari felici. Lessi altri libri su di loro e iniziai a volergli bene.

Quindi, direi di finirla con questa faccenda che ci sono molti tipi di liberazioni e sulle opportunità dei giorni disponibili nel calendario.

Perché è bene che il 25 aprile rimanga per sempre quello che è.

La liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista

https://www.youtube.com/watch?v=Ga0Z41hfl8w

tom-waits

liberazione

Backdoor riaprirà, si spera presto, e i vinili torneranno a girare

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Backdoor Antivirus 36

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Backdoor Antivirus 36

E allora, tanti auguri di un’allegra Pasquetta. Antivirus / don’t stop.

Lo so, vi manca una bella gita fuori porta con annesso pic nic.

Quindi, per tamponare a dovere questo legittimo desiderio, gustatevi subito la canzone del giorno.

Immagino che la stragrande maggioranza di Voi la conosca a menadito, ma non sottraetevi al piacere di guardare TUTTO il video

eccolo

https://www.youtube.com/watch?v=V6khzqZfix0

Bene, se l’avete visto, come mi auguro, potremmo anche salutarci qui.

Ma invece, in ossequio al Servizio Sociale espletato ieri, tornerei sui probabili vantaggi di una Pasquetta forzata.

Non siete in coda (se sì, e per il bagno, dovrebbe risolversi in fretta. Comunque bussate). In genere a Pasquetta ci si sveglia tardi perché la pesantezza dei pasti pasquali non è uno scherzo e, verso le 11 scatta l’idea brillante tipo “ma perché non facciamo una bella scappata a (inserire il nome di una località abitualmente scelta da tutti. Qui, di solito, è il Lago Maggiore)”. Dalle 11,45 alle 16 sarete in coda. Immobili, a bestemmiare il Creato che avete lodato ieri. Alle 16,02 vi troverete in una località a due ore dalla destinazione ambita e che non esiste nella realtà, costretti a mendicare un panino in un bar degno del Libano bombardato in cui vi verrà risposto “panini finiti, posso fare un toast”.

Non avete fatto il pic nic e, di conseguenza, non vi siete trovati in un assembramento di promiscuità umana che oggi rappresenta l’Anticristo Virologo. Cioè un’Area Attrezzata. E lì non avete litigato perché “Lei ha preso dalla griglia la mia salsiccia-Cazzo dice, quella era di mio zio Vincenzo”. E vostro figlio non ha stangato il pallone in faccia alla madre di uno a cui il mostro di Milwaukee gli fa una sega e che vi dirà “quello (indicando il bambino che è vostro figlio), quello lì è suo?”. Non avete bevuto la Sprite calda. Vi siete risparmiati un mash up inestricabile di Gue Pequeno, Queen e Luis “Funky” Marrero. Vostra zia non si è storta una caviglia in una buca (probabilità almeno 74 su 100, secondo i bookmaker). Nessuno vi ha offerto del limoncello “ma buono, fatto in casa” (credetemi, se è fatto in casa, non prendetelo mai. Mai). La forestale non vi ha ficcato 279 euro di multa perché eravate parcheggiati in terza fila, in curva, davanti a un ingresso di una casa dove riposava un cardinale (era l’unica risorsa immaginabile dopo 49 minuti di giri a vuoto). Dopo che avete mangiato poco meno di una derrata alimentare, e per giunta da sdraiati, nessuno vi ha detto una cosa come “mangia questo bel pezzo di finocchio, che ti aiuta a digerire”. Non avete indossato dei pantaloni della tuta. Dai. Insomma.

Dimenticavo, se foste andati all’estero o in una città d’arte (anche qui, ma quali sono le città alternative alle città d’arte? Le città di merda? E allora perché uno dovrebbe andarci in vacanza?) ora sareste in coda (ancora, ma di modalità diversa). Dove? Ovviamente davanti a un museo. Perché di pittura cubista destrutturata armena non è che siete del tutto appassionati, ma a Pasquetta vi assale un desiderio irrefrenabile. E quindi siete sotto il sole da tre ore, costretti ad ascoltare i discorsi di quelli che avete dietro. Che vi stanno sul culo, come gps del momento e metaforicamente. Spacciati.

Se soffrite di Allergia al polline, Vi rimando all’Antivirus di ieri. Grazie.

E anche per oggi, certo di averVi dato il sostegno che meritavate, “arrivederci e in gamba”.

pasquettrash

kulvir-dansiwal

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Backdoor Antivirus 13

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Backdoor Antivirus 13

L’ultima volta che abbiamo cambiato casa mi sono domandato quale fosse una caratteristica alla quale, potendo, non avrei voluto rinunciare.

Un piccolo pezzo di giardino? Per carità, che poi mi tocca curarlo, rischio di amputarmi un arto con qualche attrezzo, mi porta in faccia i moschini e va a finire che in preda ai “nervi” piastrello tutto come un parcheggio del Lidl.

Una stanza tutta mia solo per dischi e riviste? Utopia assoluta, lasciamo perdere.

Riscaldamento autonomo? No, grazie, già dato. Nell’alloggio precedente vivevamo come due nudisti a Norilsk (Siberia, temperatura di -25 mentre scrivo)

Cantina spaziosa? Mio malgrado, no, quello che non sta con me, va buttato. Quaderni scolastici (ma perché mai li conserviamo? soprattutto quelli di matematica?) o vecchio costume di Zorro Carnevale 1974 (privo di spada in plastica nera) inclusi.

Alla fine la mia richiesta è stata questa “Gradirei niente balcone, potendo”.

Perché?

Soffro di vertigini in maniera mostruosa (quando vidi “The Walk”, il film sul funambolo che attraversa su un filo le Torri Gemelle, svenni dal divano e mi accasciai sul tappeto come le coperte di pile, con un debole scintillio nel buio più totale), non ci mangerei sopra con sedia e tavolino nemmeno se mi invitassero con un AK47, odio quel ciarpame che abitualmente si ammassa sopra e mi tocca vedere dalle finestre, non gradisco quel tipo di socialità alla Anna Magnani che ti porta a conversare con i dirimpettai.

Il solito orso snob.

Il che mi mette in difficoltà con questo Movimento dei Balconi quotidiano.

Va tutto bene, ci mancherebbe, quello che influisce positivamente sull’umore e allontana da noi l’idea di abbandono non è oggi criticabile, ma due parole sulla playlist degli appuntamenti canori balconari delle 18, il mio ruolo di critico musicale mi impone di doverle dire.

In Inghilterra, riportano le news questi giorni, si sono affacciati e hanno cantato “Panic” degli Smiths.

Io non pretendo tanto, ma ecco qualche timido rilievo.

“Volare” ok, Modugno, tradizione italiana. “Azzurro”, benissimo. “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano, nessun problema. “Bella Ciao”, doppio valore in questi tempi di (differente) resistenza, va bene. Non dico nulla sull’inno italiano. Però qui in due giorni è partita una doppietta incomprensibilmente romanesca: “Tanto pè cantà” di Nino Manfredi e “ma che c’è frega, ma che c’è ‘mporta, se dentro il vino…”. Io vivo in centro a Torino, non a Trastevere, intanto, ma poi dovremmo riconoscerci tutti in “e noi je dimo e noi je famo, c’hai messo l’acqua e nun te pagamo?”. Ma questo è niente, mi sono toccate anche “L’Italiano” di Toto Cutugno e, a seguire, “Despacito” a volumi da parata del Ventennio. Ora, io non so più cosa dire su “Despacito”, ma davvero no, vi prego. Persino Pavarotti (o era Bocelli, chissà?), ma “Despacito” no. C’è gente che mi scrive che ha subito un’ora di hit di Cocciante senza time-out, un mash up agghiacciante tra “Il carrozzone” di Renato Zero e “Questo piccolo grande amore” di Baglioni (se capitasse qui, invito sin da ora mia moglie a legarmi alla lavatarice, prima che commetta un gesto inconsulto), tre giorni fa tutti a urlare “Felicità” di Al Bano e Romina. Ragazzi, occhio che qui la faccenda va per le lunghe e bisogna darsi una regolata, altrimenti facciamo tutti la fine di uno che ho visto una decina di balconi oltre la mia finestra che è uscito seminudo e ha urlato istericamente, e senza pausa alcuna”, “Stella Stai” di Umberto Tozzi per un paio di minuti. Sono segnali che vi invito a non sottovalutare. Se andiamo avanti così inizieranno a spuntare i cecchini tra i coppi delle tegole, potete scommetterci (io, in mimetica, se parte la mania di “Caruso”, garantito). Quindi, non pretendo che alle 18.00 usciamo tutti e facciamo scattare all’unisono “September Gurls” dei Big Star, anche se mi piacerebbe, ma insomma si accettano proposte, anche fieramente popolari (Battisti!), per alzare il livello di almeno due tacche rispetto a “Despacito”.

E visto che, bene o male, tutti iniziamo a dare qualche segno di squilibrio, la mia proposta per i balconi a venire è questa (mi raccomando le movenze):

https://www.youtube.com/watch?v=9Gc4QTqslN4

trashmen

ovviamente io darò il mio contributo al riparo, dietro una finestra.

Papa-Oom-Mow-Mow a tutti

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Backdoor Antivirus 12

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Backdoor Antivirus 12

Ognuno, e in modo diverso, si sta organizzando per contribuire a uno scandire meno tetro (pigro? atterrito?) delle giornate che stiamo vivendo. Questo appuntamento ne è un piccolo esempio.

Fioccano i djset on line (Facebook, soprattutto).

Essendo io un apolide social, me li perdo tutti, ma direi che quelli di George Self Pylon (“The Blue Hour”) e Andrea Pellizzer (“Touching From A Distance”) sono tra i più apprezzati del “nostro” giro. Cercateli sulle loro pagine Facebook, garantisco io.

Hold On, guys!

Vi segnalo anche questa pregevole mixata di Marco,

https://m.soundcloud.com/marco-castelnuovo-2/smiley-culture

altro nostro amico/cliente, che mi è stata di straordinario supporto durante la pulizia delle fughe delle piastrelle in bagno (effetto devastante collaterale della pandemia).

Oltre a questo pregevole modo di stare insieme, è partita anche la moda degli aperitivi on-line. Ci si trova a una certa ora su qualche piattaforma e alè, bicchieri in prima vista e chiacchiere in libertà. Niente da dire, sto partecipando anche io ogni tanto.

Ma la faccenda si porta dietro qualche problema.

Innanzitutto compagni delle medie che davvero non avevi più nessun interesse a incontrare (“proprio tu, bastardo, mi devi ancora settemila lire che ti avevo prestato in gita”), drammatiche reunion di maturandi (“perdonami, ma quando ho firmato dopo aver consegnato il compito di matematica, insieme alla certificazione che non avrei mai più dovuto “spiegare” una funzione davo per incluso che scomparissi anche tu, con la tua passione per la pallavolo e Gianna Nannini”).

E fin qui, basta negarsi.

Poi ci sono le complicazioni legate a quelli che ti fa davvero piacere incontrare.

Lo sfondo: se piazzo il pc in cucina, dietro di me si vedrà la pentola con gli avanzi dei rigatoni al pesto (senz’aglio, barattolo industriale)? Verrà giudicato troppo neorealista? Vado in salotto e ordino i soprammobili sotto lo specchio? Apparirà inequivocabilmente borghese? Mi metto sdraiato sul letto con i cuscinoni dietro la testa? Potrebbe essere scambiato per sottile erotismo domestico? Seduto composto sul sofà? Penseranno sia già morto e impagliato da un tassidermista?

L’abito: metto una camicia ma resto in boxer tanto mi inquadrano solo dal busto in su? Tengo una felpa, stile informale ma reattivo? Indosso un abito elegante così lo giudicano da funerale e mi buttan fuori dalla simpatica community e posso tornare ad ascoltarmi Bryan Ferry “Live At The Royal Albert Hall 1974″? Siamo sicuri che ‘sta videocamera non si muove e poi finisce che mi inquadrano le ciabatte e mi tocca poi impiccarmi per la vergogna?

L’igiene personale: devo lavarmi i capelli? Si vedrà che non toccano shampoo da sei giorni o usufruisco di quell’effetto vaporiera insito nella connessione che poi alla fine non si distinguono nemmeno i contorni delle facce? Mi raso o mantengo questo effetto barba trasandata che fa di me un fico survivor oh yeah?

Food & Beverages: possibile che abbiamo solo il vino bianco che buttiamo nella pentola con le salsicce? Che ci sia soltanto una Moretti da preliminari di Europa League? Cosa mettiamo davanti, i Fonzies aperti a ottobre? I grissini nelle buste di plastica che danno all’ospedale? Ma che figura facciamo, è mai possibile?

Insomma, problemi.

Che alla fine si superano e, in qualche modo si riesce a far festa.

Ecco un bel brano adeguato, quindi, per i vostri festini meeting, ammucchiate,  amarcord, conferenze, chi sei già? aperitivi on line

https://www.youtube.com/watch?v=utCjuKDXQsE

tame-impala

e comunque sappiate che ho appena fatto la doccia, mi sbarbo regolarmente, sotto la camicia ho i jeans (e, assolutamente non le ciabatte), nella dispensa ho ancora (una!!!) ottima bottiglia di Barbera e un bel barattolino di carciofini sott’olio.

Get in the groove

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Backdoor Antivirus 9

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Backdoor Antivirus 9

Abitualmente sono quello che, nel carrello del supermarket di famiglia, infila i biscotti Lingue di Gatto a fianco delle carote e i grissini con le noci sotto il sedano. Alla cassa, ovviamente, mi beccano sempre. Quasi sempre la faccio franca, se esagero (per dire, il Brie infilato come il triangolo del Tetris tra i cetrioli, che sono il massimo dello schifo alimentare, per me), alla peggio rimetto a posto negli scaffali e finisce lì. Quasi sempre, però, vinco con successo la mission impossible di mimetizzare tra il cibo sano un succulento pacchetto di Tuc. Si è tramutato in un rituale consentito. “Ah, eccoli qua, iniziavo a preoccuparmi”, quando saltan fuori.

Ho una dipendenza da Tuc, sono come il crack per me (insieme a maionese e, soprattutto, agnolotti. Ben tallonati da tonno, fontina d’Aosta, insalata russa e Barbera). Più che uno snack sono un concetto filosofico. A chiarirlo senza esitazioni, ecco la loro definizione:

“IL CRACKER DALL’INCONFONDIBILE GUSTO DI TUC IDEALE PER IL TUO ATTACCO DI FAME”

Di cosa sa il Tuc? Di Tuc, ovviamente.

Credo sia stato Leibniz a ideare la loro pubblicità (ottimo lavoro Gottfried Wilhelm, in ogni caso).

Comunque stamattina sono uscito di casa dopo quattro giorni di isolamento totale per fare la spesa. Da dove vivo al supermercato, che in verità è molto vicino, ho incontrato soltanto due persone. L’effetto è stato molto Sfida all’OK Corral, piazzale deserto, sguardo negli occhi, spostamenti in simmetria. All’interno del supermercato, invece, un balletto ottocentesco. Prego, dopo di lei, avanti, si immagini, allora tocca a me, si figuri, ma soprattutto: mi stia ben lontano, cazzo! Comprensibile.

Quindi ho puntato dritto verso lo scaffale dei Tuc. Vuoto.

No, questa, No.

Carne pochissima, carta igienica idem, una sola bustina di lievito. Tuc finiti.

Magari un sadico li aveva spostati nel settore dei pomodori secchi? No. Dietro i bagnoschiuma? Nemmeno.

Ho guardato una povera inserviente (senza mascherina e guanti) dall’aria stanchissima che metteva a posto sacchi di patate e mi sono fermato un secondo esatto prima di domandarle “Scusi, ma che lei sappia, i Tuc sono finiti?”

Avrebbe potuto stordirmi con due pacchi di fette biscottate integrali e poi ammazzarmi a colpi di Viacal. Legittima difesa.

Così ho pagato e sono tornato a casa, ma lo ammetto, senza Tuc mi sono sentito perso.

E quindi…

https://www.youtube.com/watch?v=V6MnIGNz5wU

clash

 

E ora, ecco una prima carrellata di contributi a OGGETTO DISPETTO

1-El Pelador Medievale

Magari questa iniziativa mi permetterà di capire perché nello sgabuzzino, in un posto anche abbastanza accessibile, io ho uno strumento che serve a sbucciare le mele, e in foto sembra una macchina da tortura medievale. Chi me l’ha regalata (e lo so chi è, mi ha anche regalato una bottiglia di assenzio da 80 gradi) cosa pensa di me? (Stefano)

pelador

 

 

 

 

 

 

 

 

2- New Age (non quella dei Velvet)

Rovistando nella libreria di casa è saltato fuori questo. Un manuale di auto-aiuto new age in lingua originale potenziale regalo di non ricordo chi. Probabilmente qualcuno convinto che sia squilibrato. (Charlie)

new-age

 

 

 

 

 

 

 

 

3-La tripletta di Stella:

a-Female Power

Volume di 500 pagine rinvenuto nella mia libreria tra “Il secondo sesso” di Simone de Beauvoir e “Dovremmo essere tutti femministi” della Adiche. Una provocazione bella e buona da parte di ignoti.

enciclopedia

 

 

 

 

 

 

 

 

b-Glam on the Phone

Sì, è un telefono fisso a forma di logo dei Rolling Stones tempestato di glitter.

telefono

 

 

 

 

 

 

 

 

 

c-(me and) Julio…

Ammetto di non possedere molti dischi, ma i pochi che ho li ascolto e mi piacciono. Come sia finito in casa mia il 45 giri del duetto Iglesias/Ross con tanto di busta protettiva è un vero mistero.

julio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4-Me, I’m just a lawnmower, you can tell me by the way I walk

Stamattina ho trovato in garage un tosaerba professional… io vivo in un appartamento (!)… che dire ??? (Alberto)

tosaerba

 

 

 

 

 

 

 

5-e c’hai la faccia da, e sei vestito da

C’era anche con copertina a specchio. Io, da timido, avevo preso quella normale. (Andrea)

charlie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Backdoor riaprirà, si spera presto, e i vinili torneranno a girare

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magari leggetevi questo

https://pitchfork.com/thepitch/why-record-stores-are-being-hit-especially-hard-by-coronavirus/

tuc-original-75-g-saiwa

 

 

 

 


Il Calendario dell’Avvento di Backdoor 2019 – 23 dicembre

Postato il

23 dicembre – Josh Rouse “Mediterranean X-Mas”

https://www.youtube.com/watch?v=Y-bxBKXuIaM

joshrouse_8133_credit_manolomillan

Ok, ci siamo quasi.

Direi che è ora di entrare nello spirito natalizio, e il modo migliore è affidarsi  senza indugio a Josh Rouse.

Lui è un mio eroe (un altro?).

Lo sanno bene i Backdooriani che, molto garbatamente, hanno acconsentito più o meno tutti a comprare almeno il suo “1972″.

Ma davvero, chi altro riesce a combinare meglio 70′s soul, indie rock, un pizzico di funk alla Hall & Oates e ballate americane?

Direi che la foto è emblematica, nessuno sta meglio di lui. Rilassato, al caldo, sulla costa spagnola in smoking a bordo piscina.

Il suo “The Holiday Sounds Of Josh Rouse” è stata la mia colonna sonora di questo mese.

Intanto impazzano le meraviglie natalizie.

Oggi, una signora dallo sguardo severo, dopo aver guardato tutti i dischi mi ha chiesto “Avete un bel libro sulle erbe officinali?”.

“No? e qualcosa dal vivo di Alessandro Haber, al limite?”.

“Al limite” è il punto cruciale-

Ma la nostra preferita è questa: uno sconosciuto compra un paio di dischi e chiede “Posso avere due pacchetti separati?”.

“Ma certo”.

Faccio il primo e domando “Vuole che metta una lettera di riconoscimento dietro?”.

“Sì, grazie, metta A, per Alberto”.

Benissimo. Faccio il secondo pacchetto, “Su questo va per esclusione?”.

“No, no, va per Enrico, lo scriva dietro”.

Boom!