Privè maggio/giugno 2014

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quel pomeriggio di un giorno da cani morti

 

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Capisco che ci sono situazioni decisamente peggiori, impieghi usuranti, tirannie dettate dai gradi, banalità assassine da ufficio, però ogni tanto affiorano dei dubbi su ciò che faccio e sul mio ruolo. Talvolta mi tocca tornarci, niente da fare. Ad esempio qualche settimana fa mi sentivo piuttosto stanco e stavo guardando una vetrina di libri in una via pedonale del centro. Nel riflesso del vetro, tra un Cammilleri e un Fabio Volo, mi è parso di avere la faccia come un krapfen, gonfia e priva di espressione. “Non va”, mi sono detto, come i telecronisti di Mediaset quando l’attaccante spara alto sopra la traversa. Mesto e pensieroso, ho iniziato a sentire una voce che mi chiamava, prima flebile quindi più risoluta. “Mauri, Mauri, sono qui”. Sono qui, ma dove? Di fianco a me non c’era nessuno, all’interno del negozio non anima viva. Bene, ho pensato, è ora. La Morte è venuta a impacchettarmi o per ben che vada sto iniziando ad avere le allucinazioni. Finirò per discutere con ragazzi con la faccia da alano che vedo solo io, lo sapevo. Poi una mano mi ha sfiorato la caviglia. Benissimo, sono gli zombie, non ci avevo pensato, ma è una possibilità. Walking dead che mi hanno riconosciuto per quel che sono, un poveraccio con la faccia da krapfen. Finirò per essere il loro pasto. Uno snack. Allora ho abbassato lo sguardo di scatto e ho visto uno con la faccia vagamente familiare tentare di portare il busto fuori da un tombino. Capelli biondi, casco protettivo e barba sfatta, è Alessandro, uno con cui giocavo a calcio da ragazzino e che non vedevo da almeno vent’anni. “Lavoro per una ditta di spurgo, tu come te la passi?”. Ecco, il punto è questo. Io me la passo bene, chiaramente, posso dire a uno che sguazza ogni santo giorno nel liquame che ne ho le palle piene di quelli che mi chiedono quando ristampano Starsailor di Tim Buckley su cd? Bè, davvero no. Però ci sono giornate faticosissime, progettate da psichiatri deviati, assassini del comportamento. Quel pomeriggio di un giorno da cani morti si apre con una mattinata piena di svogliati, quelli che entrano senza desiderio, sfogliano a caso, non sanno nulla e trovano una parvenza di interesse unicamente nella sezione dei Pink Floyd. Innocui, ma logoranti. In genere dicono “Ah, ma si vendono ancora i dischi?”. I livelli di possibile risposta sono tre: 1 (amichevole) “Sì, anzi c’è stato un bel ritorno di interesse legato al vinile”. 2 (algido, ma nervosetto) “Bè, se siamo qui, vuol dire che si vendono ancora”. 3 (definitivo, di commiato) “No, non si vendono più. Teniamo aperto il negozio solo per rispondere a domande di coglioni come te”. Oggi siamo attesati sulla risposta numero 2, ma iniziamo pericolosamente a scivolare sull’opzione successiva. Fa caldo, troppo, l’umidità è a livelli tropicali e l’incasso è basso rispetto all’impegno profuso. Abbiamo rifiutato due buste di dischi con almeno sei titoli di James Last, analizzato una lista di ricerca di un appassionato di fusion (presenze in negozio: zero) e allontanato un pensionato collezionista di Dalida perennemente alla ricerca di una rara edizione belga in 45 giri allegata a una rivista femminile. Il primo del pomeriggio è il seguente. “Madonna, quanti dischi… senta, passando davanti mi è venuta in mente quella canzone là, ha presente, quella famosa, quella là… che si sentiva tanto, la sanno tutti, bella, quella là… no, non me lo ricordo il titolo, ma aspetti, è rock, rock… non mi viene nemmeno da cantarla, ma Lei la conosce sicuramente, quella là… ah ecco, magari così le viene in mente, è rock e c’è uno con la chitarra, sì, quella là, rock, con uno con la chitarra, ecco”. Niente da fare, viene accomiatato nell’afa massacrante. Quella là rimarrà un mistero. Boccheggiamo come carpe fuori da un lago svizzero, quando entrano i due castigatori definitivi. Disgraziati totali, accento veneto marcatissimo. Uno, enorme, suda come la Fuente de Cibeles di Madrid e ha una maglietta slavata dei Killing Joke, jeans a vita bassa e una riga del culo esibita con orgoglio e metraggio vicino al Canale di Suez. Si sfrega le mani e annuncia “Sono sicuro che troverò qualcosa”. Sulle braccia ha tatuaggi incomprensibili, probabilmente eseguiti da un cieco. Mi pare di scorgere un serpente con le ruote, ma non ne sono sicuro. È fatto come un’otaria. Andato. Il suo sodale è un rottame psichico, povero lui, con un’ombra di baffi biondi, un cappello piegato sulla visiera stile “se lo fa Jovanotti me lo posso permettere anche io, chi cazzo sono, il figlio della bidella?”. Esuli del SERT, piombati qui. Quello che suda rivolta il negozio, guarda tutto. Ogni due minuti chiama l’amico “Hey Michi, dai che tra un po’ andiamo”. Poi fischia, come a un cane, per richiamare la sua attenzione “Michi sei il migliore, il migliore”. Michi è come imbalsamato sotto una foto promozionale di Betty Davis, appesa vicino alla cassa. La tigre funk, nello scatto, indossa un abitino zebrato ridotto ai minimi termini. Ha lo sguardo di una killer del materasso. Michi all’improvviso mi dice, con una voce a metà tra l’eroinomane e Topo Gigio, “Mia madre ha un vestito come questo qui, ma rosso. Come questo qui”. Indica Betty. Quello che suda fischia tre volte “Sei il migliore, Michi, il migliore. Dai che andiamo”. Sono dentro da più di un’ora. Il Signor Franco è appoggiato alla Clint Eastwood sulla porta di ingresso con lo sguardo rivolto verso il nulla della Piazza, muto. Michi lo raggiunge e gli dice “Lo conosci Aldo?”. Passano decine di secondi e poi il Signor Franco risponde “Quello di Aldo, Giovanni e Giacomo? Sì, quello lo conosco”. Michi non risponde ai fischi e parte in una spiegazione indecifrabile di gente che ha conosciuto anni fa e poi dovrebbe ritrovare ora per motivi di soldi. L’afa e la fattanza si mescolano pericolosamente. Quello con la riga del culo fuori controllo mi strizza l’occhio e mi dice “Questo qui è un fenomeno, tu non hai idea. Un fenomeno. È vero Michi che sei il migliore? Diglielo anche tu, dai che andiamo”. Siamo tutti sul crinale della sopportazione. Sento che ci massacreremo a morsi, come bestie impazzite. Michi è di nuovo inchiodato in mezzo al negozio, muto. La sua storia personale deve essere anni luce oltre ciò che definiamo abitualmente come “drammatico”. Mi pare di capire che sia il fratello della compagna di quello che suda. “Il migliore, dai che andiamo”. Ma non vanno, sono ormai entrati due ore fa. Poi, sei o sette fischi dopo, Killing Joke mi dice “Bel negozio, devo tornare con calma. Ma non sono di qui, ci vediamo quest’inverno. Dai Michi, saluta che andiamo”. Abbiamo due stagioni di salvezza prima di rivederli, sempre che rimangano vivi fino a dicembre. Michi saluta e l’iper sudato si pulisce le mani impolverate sulla faccia, riducendosi come un minatore del Galles anni cinquanta. Sono lo scatto di una versione deviata del National Geographic. Michi saluta, superano il Signor Franco e barcollano verso l’ignoto. Noi non ci diciamo niente.  Avremmo bisogno di una doccia e di una settimana in una Spa a Beverly Hills. Per quei due invece ci vorrebbe un miracolo. Le mosche iniziano a girare in tondo nel negozio, più fresco rispetto al clima sahariano di Piazza Barcellona, e c’è una puzza insostenibile. Afrore di disperazione. Pensiamo di averle viste tutte per oggi, ma il pomeriggio di quel giorno da cani morti necessita di un epilogo all’altezza. Così la porta si apre e ci regala in extremis uno che aspetta immobile di essere servito. Il Signor Franco gli si para davanti, senza dire nulla, come in un duello. Parte l’altro: “Dove li posso trovare dei dvd di Ciccio e Franco?”. Nessuno dice nulla, i muscoli tesi. Poi il Signor Franco gli volta la schiena e risponde, urlando, “A Palermo”. Adesso è finita davvero.

 

Playlist

(cose che mi sono piaciute)

 

Dischi

 

Effe Punto Dinosauri (Labellascheggia)

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Bassa fedeltà per alta intensità emozionale.

I disgraziati americani (Sparklehorse, Vic Chesnutt…),

la grazia inglese (Nick Drake & associated) e i cantautori milanesi di ringhiera

 

AA VV Too Slow To Disco Vol.1 (How Do You Are)

too slow to disco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il manifesto dello Yacht Rock. California seconda metà anni 70, palme,

eleganza Steely Dan, desiderio Fleetwood Mac, bionde e cocaina.

Ogni tanto bisogna anche godere

 

Gianni Oddi Style (Schema)

gianni oddi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Library italiana 1974. Grandissima ristampa.

Bossa, lounge e una dedica a Twiggy. Irresistibile

 

Swans To Be Kind (Mute)

 

swans

 

 

 

 

 

 

 

 

Più psichedelici, forse.

Sempre mostruosamente compatti.

 

Morrissey The Lazy Sunbathers (da Vauxhall And I )

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Perché poi va a finire che uno dice, ma come? Niente Moz questa volta?

Quindi ecco la canzone perfetta per la dolce pigrizia estiva. Voilà.

 

 

Libri

 

Angelo Del Boca Italiani, brava gente? (Neri Pozza)

 

del boca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Consigliato dal fido Andrea Pomini.

Nefandezze italiche commesse durante il nostro periodo colonialista.

 

Alex Bellos Futebol (Baldini & Castoldi)

alex bellos

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ideale per i mondiali brasiliani.

Leggete qui

http://www.backdoor.torino.it/?p=114

 

 

 

altro

 

Pif

pif

 

 

 

 

 

 

 

Il Testimone, la sua intervista dalla Bignardi, la capacità encomiabile di cambiare dolcemente “registro”

 

I tifosi messicani e algerini

(grande il Messico, grandissima l’Algeria)

Messico

 

 

 

Algeria v Russia: Group H - 2014 FIFA World Cup Brazil